Il decreto del 16 febbraio 2026 accelera la trasmissione dei dati sull’influenza all’Anagrafe nazionale vaccini. Ma il sistema italiano continua a poggiare su infrastrutture regionali non tutte ugualmente visibili al cittadino. In alcune Regioni lo storico vaccinale è già consultabile e scaricabile dal FSE; in altre prevalgono portali separati o non è possibile verificare pubblicamente lo stesso livello di integrazione.
Una rete nazionale che parte dalle Regioni
L’Italia dispone dal 2018 di un’Anagrafe nazionale vaccini (AVN), alimentata dalle Regioni e dalle Province autonome. Il sistema è nato per monitorare i programmi vaccinali, calcolare le coperture e favorire lo scambio di informazioni quando una persona si vaccina o trasferisce la propria assistenza in un territorio diverso da quello di residenza.
Il decreto del Ministero della Salute del 16 febbraio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 maggio 2026, non istituisce quindi una nuova anagrafe. Interviene invece sulla frequenza di trasmissione di alcuni dati: per il monitoraggio della vaccinazione antinfluenzale si passa dalla cadenza trimestrale a quella settimanale, con invio entro la settimana successiva a quella di riferimento. L’obiettivo dichiarato è rendere più tempestivo il controllo delle coperture e permettere interventi rapidi in caso di ritardi o criticità.
È un’accelerazione importante, ma riguarda soprattutto il flusso verso il livello nazionale. Non elimina automaticamente le differenze tra le anagrafi regionali e non significa che, da un giorno all’altro, ogni cittadino possa consultare ovunque il proprio storico vaccinale nello stesso modo.
Tre sistemi, tre funzioni diverse
Per orientarsi nel sistema italiano è utile distinguere tre livelli che dialogano tra loro, ma non coincidono.
L’anagrafe vaccinale regionale: dove nasce il dato
È il sistema operativo in cui vengono registrate le vaccinazioni eseguite sul territorio. Viene utilizzato dai servizi vaccinali e, a seconda dell’organizzazione regionale, può ricevere dati anche da pediatri, medici di medicina generale, farmacie, ospedali e altri soggetti autorizzati. È dunque la fonte primaria del dato vaccinale: la qualità del sistema nazionale dipende dalla completezza e dalla tempestività con cui ogni territorio registra e trasmette le somministrazioni.
L’Anagrafe nazionale vaccini: il livello di monitoraggio
L’AVN riceve i dati dalle Regioni e dalle Province autonome. Le specifiche ministeriali regolano controlli, validazione, inserimento, modifica e cancellazione dei record e prevedono anche informazioni sulle condizioni sanitarie e sulle categorie di rischio, necessarie per analizzare offerte vaccinali che non dipendono soltanto dall’età.
Il suo compito è soprattutto di sanità pubblica: monitorare programmi e coperture, produrre dati aggregati, favorire l’allineamento tra anagrafi quando una vaccinazione viene eseguita fuori Regione e trasferire la scheda vaccinale quando cambia la Regione di assistenza. Non è invece il portale attraverso il quale il cittadino consulta direttamente le proprie vaccinazioni.
Il Fascicolo sanitario elettronico: la porta d’accesso per il cittadino
Il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) è il punto di accesso personale ai dati e ai documenti sanitari dell’assistito. È costruito e gestito attraverso i sistemi regionali, ma deve essere interoperabile a livello nazionale. In questo ambiente può comparire un certificato, un attestato o un elenco delle vaccinazioni proveniente dall’anagrafe regionale.
La distinzione è quindi sostanziale: l’anagrafe regionale registra e gestisce il dato, il FSE lo rende consultabile come dato o documento sanitario, mentre l’AVN lo raccoglie a livello centrale per finalità di monitoraggio.
Regione per Regione, un quadro ancora disomogeneo
Non esiste, nei portali nazionali consultabili, una dashboard pubblica aggiornata che certifichi Regione per Regione la completezza delle anagrafi vaccinali, la percentuale delle dosi registrate o il grado effettivo di collegamento con il FSE. È però possibile verificare quali servizi le amministrazioni dichiarano pubblicamente disponibili. Il quadro che emerge non è uniforme.
| Regione | Situazione verificabile per il cittadino | Rapporto con il FSE |
| Lombardia | È possibile ottenere dal sito o dall’app regionale l’elenco aggiornato delle vaccinazioni in PDF, anche per i figli. In caso di dosi mancanti, la Regione invita a contattare il centro vaccinale per la verifica. | Integrazione esplicita: le vaccinazioni sono consultabili nel FSE regionale. |
| Emilia-Romagna | Il certificato vaccinale viene indicato come aggiornato in tempo reale. È disponibile anche presso gli ambulatori vaccinali. | Integrazione esplicita: il certificato è nel FSE, sezione “Documenti–Vaccinazioni”. |
| Veneto | Le vaccinazioni eseguite nella Regione vengono registrate nell’anagrafe digitalizzata contestualmente alla somministrazione. Il cittadino può scaricare il certificato digitale. | Integrazione esplicita nel FSE regionale. Gli operatori possono consultare il documento se il cittadino ha prestato il consenso e non lo ha oscurato. |
| Toscana | La Regione dichiara che i dati vaccinali sono consultabili online. | Le vaccinazioni risultano tra i dati disponibili nel FSE regionale. La pagina informativa specifica è però datata 2019 e non documenta pubblicamente tutti gli sviluppi successivi. |
| Piemonte | Un servizio regionale dedicato permette di consultare vaccini effettuati, appuntamenti, promemoria, vaccinazioni future e Attestato storico vaccinale, comprese vaccinazioni eseguite fuori Piemonte. | Il servizio è inserito nell’ecosistema sanitario digitale regionale, ma la pagina pubblica lo presenta come applicazione dedicata e non come semplice documento nella sezione generale del FSE. |
| Campania | Il “Corredo vaccinale” consente di visualizzare lo storico delle vaccinazioni e la pianificazione delle dosi. | Il servizio è disponibile nel Portale del cittadino e nell’ecosistema SINFONIA, insieme al FSE. La documentazione pubblica conferma l’integrazione nell’ecosistema digitale, ma distingue il servizio vaccinale dal fascicolo generale. |
| Lazio | È operativa un’Anagrafe vaccinale regionale per gli operatori e sono disponibili servizi di interoperabilità per collegare sistemi esterni. Il nuovo portale FSE include una sezione “Vaccinazioni”, descritta come spazio per vaccinazioni effettuate, promemoria e prevenzione. | Il collegamento è dichiarato nel nuovo portale regionale, ma le pagine pubbliche consultate non consentono di verificare nel dettaglio quali certificati siano già scaricabili da tutti gli assistiti e con quale completezza storica. |
| Puglia | È attivo il FSE regionale e un portale dedicato alle campagne vaccinali. | Nelle pagine pubbliche consultate non è stata trovata una conferma altrettanto esplicita e aggiornata della disponibilità nel FSE di un certificato vaccinale completo analogo a quello documentato da Lombardia, Emilia-Romagna o Veneto. Questo non dimostra che il collegamento non esista, ma segnala una minore verificabilità pubblica del servizio. |
Il confronto non è una graduatoria delle Regioni. Piuttosto, mette in luce modelli diversi. In Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto il certificato vaccinale risulta esplicitamente integrato e scaricabile dal FSE; Piemonte e Campania utilizzano servizi vaccinali digitali specializzati collegati all’ecosistema sanitario regionale; per Lazio e Puglia le pagine pubbliche esaminate documentano infrastrutture o integrazioni, ma con un livello di dettaglio meno completo.
Resta un limite importante: dalle sole pagine istituzionali non è possibile stabilire se tutti i record siano completi, se coprano l’intera vita della persona o se includano con la stessa tempestività le somministrazioni effettuate da ogni categoria di erogatore.
Che cosa significa davvero “collegato al FSE”
Dire che un’anagrafe vaccinale è collegata al Fascicolo sanitario elettronico può significare cose molto diverse. Il primo livello è quello più visibile: il cittadino entra nel fascicolo e trova un elenco o un certificato delle vaccinazioni. È già una funzione utile, ma rappresenta solo il punto di partenza.
Dal documento consultabile al dato interoperabile
Un passo ulteriore è la possibilità per i professionisti autorizzati di consultare il documento, nel rispetto del consenso e delle eventuali scelte di oscuramento. Il Veneto, per esempio, dichiara esplicitamente questa possibilità.
Il livello più evoluto è però quello del dato strutturato e interoperabile. Non si condivide soltanto un PDF, ma un insieme di informazioni organizzate secondo specifiche comuni, leggibili dai sistemi informatici e quindi utilizzabili per avvisi e richiami, verifica automatica dei cicli incompleti, trasferimento delle informazioni tra Regioni, integrazione con il profilo sanitario sintetico e supporto ai percorsi dei pazienti fragili. È questa la direzione indicata dalle linee del FSE 2.0, che puntano all’interoperabilità nazionale di dati e documenti.
Quando il dato entra davvero nei percorsi di cura
Il livello più avanzato si raggiunge quando l’informazione vaccinale non viene soltanto visualizzata, ma diventa parte dei processi assistenziali: per esempio durante una visita specialistica, una presa in carico per cronicità o un contatto con il medico di medicina generale.
Per arrivarci servono però condizioni precise: regole di accesso chiare, dati completi e aggiornati, sistemi capaci di interpretare correttamente i record, responsabilità professionali definite e un collegamento operativo con i servizi che effettuano le somministrazioni. La presenza del certificato nel FSE, da sola, non garantisce che lo specialista venga avvertito automaticamente di una vaccinazione mancante o che possa prenotarla direttamente.
Il nodo delle vaccinazioni fuori dal circuito tradizionale
La qualità dell’anagrafe dipende anche dalla capacità di acquisire le dosi somministrate in setting diversi dai servizi vaccinali delle aziende sanitarie. Oggi il dato può arrivare da pediatri e medici di medicina generale, farmacie, ospedali, strutture private autorizzate, altre Regioni e, dopo riconoscimento, anche da vaccinazioni effettuate all’estero.
Quando la registrazione non è contestuale o richiede un passaggio manuale, aumentano le possibilità di ritardi e omissioni. Il Piemonte dichiara che il proprio Attestato storico può comprendere anche vaccinazioni eseguite fuori Regione; la normativa nazionale prevede inoltre che l’AVN renda disponibili alle Regioni le informazioni sulle vaccinazioni effettuate in un territorio diverso da quello di residenza. Tra previsione normativa e risultato concreto resta però da misurare la rapidità e la completezza dello scambio.
Il decreto del 2026 come banco di prova
La trasmissione settimanale dei dati antinfluenzali rappresenta un test importante per l’intero sistema. Per rispettare la nuova cadenza, le Regioni devono disporre di flussi sufficientemente rapidi da acquisire le dosi somministrate dai diversi erogatori e trasmetterle all’AVN entro la settimana successiva. È proprio questa esigenza di tempestività che il decreto intende rafforzare.
Passare da una fotografia trimestrale a una settimanale può far emergere prima ritardi e criticità che, in passato, diventavano visibili soltanto a campagna avanzata. Per capire se l’innovazione funzionerà davvero, però, serviranno alcuni indicatori concreti: quante Regioni trasmettono nei tempi, quali erogatori alimentano il dato in tempo reale, quanti record vengono scartati, quanto tempo passa tra la somministrazione e la disponibilità nazionale e, non da ultimo, se questi dati saranno resi pubblici.
Il vero punto debole: sapere come funziona il sistema
Il limite principale, oggi, non è l’assenza di infrastrutture. L’Italia dispone di anagrafi regionali, di un sistema nazionale e del FSE. Il problema è la difficoltà di conoscere pubblicamente e in modo comparabile quanto bene queste componenti funzionino insieme.
Manca una rendicontazione nazionale che consenta di leggere, per ciascuna Regione, la completezza dell’anagrafe, la tempestività della registrazione, la copertura delle vaccinazioni dell’adulto, l’inclusione delle somministrazioni eseguite in farmacia, ospedale e medicina generale, la disponibilità del certificato nel FSE, la consultabilità da parte dei professionisti, la capacità di scambio con altre Regioni e il numero o la tipologia dei record non acquisiti.
Anche il monitoraggio pubblico del FSE è concentrato soprattutto sulla diffusione generale dello strumento, sui documenti disponibili e sul suo utilizzo. Non offre ancora una lettura nazionale facilmente accessibile dello specifico livello di integrazione tra FSE e anagrafe vaccinale nei diversi territori.
Le priorità per fare un salto di qualità
Il passo successivo non è soltanto collegare sistemi che già esistono, ma renderne il funzionamento trasparente, omogeneo e realmente utile nella prevenzione. Alcune priorità emergono con chiarezza:
- una dashboard nazionale, Regione per Regione, con indicatori comparabili su aggiornamento dei dati, percentuale di somministrazioni trasmesse, setting coperti, disponibilità del certificato nel FSE e coperture per età e categorie a rischio;
- un certificato vaccinale nazionale standard, riconoscibile per struttura, contenuti e validità indipendentemente dal portale regionale utilizzato;
- il passaggio dal semplice PDF a dati vaccinali strutturati, interoperabili e aggiornabili, così da poterli utilizzare anche nei percorsi clinici;
- maggiore trasparenza sulla provenienza e sull’aggiornamento di ogni voce, indicando data della somministrazione, soggetto o struttura che l’ha registrata, territorio di esecuzione e ultimo allineamento;
- un collegamento più stretto tra dato vaccinale e presa in carico, soprattutto per adulti e fragili, insieme a una procedura digitale tracciabile che consenta al cittadino di segnalare errori o omissioni.
L’Italia, quindi,non parte da zero. Le anagrafi regionali esistono, l’AVN raccoglie i flussi nazionali e diverse Regioni rendono già consultabile lo storico vaccinale attraverso il Fascicolo sanitario elettronico. Il quadro, però, resta disomogeneo. In alcuni territori il cittadino può scaricare un certificato aggiornato direttamente dal FSE; in altri utilizza servizi vaccinali separati ma collegati all’ecosistema regionale; altrove le informazioni pubbliche non consentono di verificare con lo stesso grado di dettaglio il livello di integrazione.
Il decreto del 2026 introduce un’accelerazione concreta per il monitoraggio dell’influenza. La sfida adesso è trasformare un insieme di sistemi regionali in una rete nazionale realmente interoperabile: non soltanto capace di contare le dosi, ma di restituire a cittadini, professionisti e decisori una storia vaccinale completa, tempestiva e utilizzabile.
Fonti principali
- Gazzetta Ufficiale, decreto del Ministero della Salute 16 febbraio 2026.
- Ministero della Salute, Anagrafe nazionale vaccini e specifiche funzionali.
- Portale nazionale del Fascicolo sanitario elettronico e documentazione FSE 2.0.
- Portali istituzionali di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Piemonte, Campania, Lazio e Puglia.
